Predator: Badlands — un film che mescola azione, introspezione e un tocco (forse troppo) disneyano. Ecco perché potrebbe piacerti… o farti dire “nah”.

Ma a me è piaciuto.
Un alieno iconico, ma più soft del previsto
Se ti aspettavi sangue, urla e caccia spietata… fermati un attimo 😅
Con Predator: Badlands (nei cinema dal oggi 6 novembre 2025), il regista Dan Trachtenberg ha deciso di cambiare le regole del gioco. Sì, parliamo proprio del Predator, il mostro con le treccine più famose dell’universo. Solo che questa volta è diverso.
Da killer interstellare a… filosofo?
Il nuovo protagonista si chiama Dek — un giovane Predator escluso dal suo clan (insomma, anche gli alieni hanno i loro problemi sociali ). Invece di fare a pezzi mezzo pianeta, il film lo segue in un viaggio personale fatto di crescita, introspezione e scelte difficili.
E nel frattempo incontra Thia (interpretata da Elle Fanning, che spacca), una ragazza che ribalta completamente il rapporto tra preda e predatore.
Più che un film d’azione, sembra quasi un episodio di Euphoria ambientato nello spazio
Predator, ma con vibe da Disney?
Sì, e non è uno scherzo.
Trachtenberg spinge forte sul lato emotivo e simbolico, lasciando un po’ da parte la violenza che ha reso la saga iconica. Risultato? Un Predator che riflette, cresce e — tipo — parla quasi con il cuore in mano.
Un po’ come se qualcuno avesse detto: “facciamolo diventare il Principe Azzurro dell’universo Yautja”.
Certo, il film visivamente è una bomba (effetti top, regia pulita, fotografia che spacca), ma a tratti sembra… “troppo buono”
Cosa ci resta dopo i titoli di coda
Diciamolo: Predator: Badlands è un esperimento coraggioso.
Ha momenti epici, un’estetica potente e un messaggio interessante — ma perde quella ferocia leggendaria che tutti ricordiamo.
È come se avessero messo il Predator in terapia e gli avessero detto di “ritrovare se stesso”.
Funziona?
Dipende da cosa cerchi: se vuoi botte e sangue, potresti uscire un po’ deluso.
Se invece ami le storie di crescita con un twist sci-fi, potresti pensare: “ok, non me l’aspettavo ma ci sta”.
Forse Predator: Badlands è meno “caccia” e più “crescita personale”, ma almeno prova a parlare una lingua nuova.
E questo, in un’epoca di remake e sequel infiniti, è già qualcosa.
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Voto: 7.5
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