Se non sai chi fosse Jesto, allora questo è il momento di scoprirlo.
Perché dietro quei testi taglienti e la voce roca c’era molto più di un semplice rapper. C’era un’anima vera, un pezzo di storia dell’hip hop italiano. E ora… è il momento di raccontarla.

Chi era Jesto
Il suo vero nome era Justin Yamanouchi, nato a Roma nel 1984, figlio del cantautore Stefano Rosso (quello di Una storia disonesta, per intenderci) e della giornalista Rai Teresa Piazza.
Ma attenzione: il cognome giapponese lo prende da Haruhiko Yamanouchi, attore e compagno della madre all’epoca.
Suo fratello? Il rapper e attore Hyst. Quindi sì: il talento girava in famiglia come le playlist su Spotify.
Dai freestyle ai feat con Gemitaiz
Nel mondo del rap, Jesto non è entrato. Ci è esploso dentro.
Nel 2003 pubblica il primo EP Coming Soon, poi inizia a fare freestyle come se non ci fosse un domani, vincendo contest come “Da Bomb” e partecipando a 2TheBeat
2005: esce Il mio primo e ultimo disco.
Dentro ci sono Hyst, Saga Er Secco e collaborazioni con producer tipo 3D.
2012: arriva DuemilaNonSoCosa, con Gemitaiz e Diluvio. La scena romana lo applaude. E ci mancherebbe.
Supershallo, la trilogia cult
Tra il 2013 e il 2015 Jesto pubblica Supershallo, una trilogia che diventa culto per i veri fan del rap.
Ci sono dentro nomi grossi: Clementino, Mistaman, Kiave, Jack The Smoker.
Un mix di ironia, punchline e malinconia. Esattamente come la vita vera.
L’ultimo disco? Una lettera d’amore (e dolore)
Nel 2018 pubblica Buongiorno Italia.
Un album crudo, sincero, dedicato al padre Stefano Rosso.
Dentro c’è denuncia, introspezione, e tanta verità.
Lui stesso parlava apertamente di depressione, senza filtri. Un atto di coraggio raro. 👏
Poi cambia tutto. Nel 2019 arriva IndieJestò, e con lui un nuovo sound, più acustico.
Segue Samsara, Ricordo il futuro e Samsara Reloaded.
Sempre più profondo, sempre più vero.
Il tributo di Fedez, Shade e tutta la scena
La notizia della sua scomparsa il 31 luglio 2025 ha spaccato il cuore a mezza Italia.
A scriverlo per primo è il fratello Hyst, con parole che colpiscono:
“Non si dica che lascia il vuoto, perché non è così. Lascia un’eredità incalcolabile”.
Da Fedez (“Mi ha insegnato cosa vuol dire avere carisma sul palco”) a Piotta, da Mecna a Tormento, tutti hanno scritto un pensiero. Perché Jesto era rispetto, era talento, era uno vero.
I funerali
Martedì 5 agosto, ore 11, Santa Maria in Trastevere.
Solo parenti e amici stretti in chiesa, ma tutta Roma — e il rap italiano — sarà lì fuori a salutarlo.
E a urlare per sempre:
“È Jesto!”
Perché dovresti ascoltarlo (anche se non l’hai mai fatto)
Perché non era solo musica, era un modo di pensare.
Perché aveva flow, cuore e cervello.
Perché in un mondo in cui tutti cercano like, lui cercava verità.
E perché certi artisti, se non li scopri ora, te li perdi per sempre. Ma con Jesto sei ancora in tempo.
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